lunedì 15 aprile 2013

RIFLESSIONI...DI ELISABETTA DE DOMINIS
       

I




Abbiamo sentito un crack sul tetto stanotte. La terra ha tremato in Friuli come nel maggio del ‘76, anno horribilis.
L’anno in cui venne svalutata la lira del 12 per cento e il governo approvò misure d’austerità. La famosa “austerity”. Ricordo che, a secondo delle targhe auto col numero finale pari o dispari, il week-end si andava alternativamente in bicicletta per risparmiare sulla benzina. Ma chi aveva 3 o 4 auto in famiglia, in bici non ci andava. Le copie del film “Ultimo tango” di Bernardo Bertolucci vennero bruciate, ma non prima che mezza Italia avesse sognato un amante come Marlon Brando. La tv ci propinava l’orribile scelta tra Berlinguer, Moro e Andreotti… il compromesso storico stava per essere sfornato: tanti mezzi uomini, incapaci di governare, si univano in nome della democrazia e ci costringevano a un’unione disgustosa dove “finalmente” i comunisti sarebbero entrati nel governo. La morte di Moro due anni dopo ci salvò dall’inciucio, ma ormai i comunisti erano sdoganati.
Ora nuovamente in nome di una democrazia senza opposizione, Bersani e Berlusconi vorrebbero governare tutti insieme “spassionatamente” per il bene del Paese. O per il bene della partitocrazia italiana che rischia di essere spazzata via per sempre? Se finora abbiamo subito un governo disastroso alla volta, adesso un governo pd-pdl di larghe intese ci potrebbe condurre alla catastrofe totale. Ci stiamo già avviando con i suicidi di tanti imprenditori che non ce la fanno più a sopravvivere, mentre i politici da 45 giorni discutono di aria fritta.
Bersani non si sente ancora vecchio ed è geloso di Renzi, tuttavia non si fida di sposarsi con quel viveur del Cavaliere: vorrebbe stipulare un contratto pre-matrimoniale dove il coniuge si astiene dal mettere il becco e dal farlo becco…  Compromesso asessuato? Ha esordito appunto così: “Anch’io ho una proposta di larghe intese: un governo di minoranza come nel ’76, quando uno governava e gli altri consentivano di governare”. Sì, astenendosi in Parlamento… Ma il governo Andreotti aveva il 39 per cento, mentre Bersani non arriva al 27. Fantascienza.

Colui che voleva smacchiare il giaguaro è stato costretto ad uscire dalla sua tintoria e andarsi a prendere il nubendo: “Ti conosco mascherina…”  ha detto flebilmente al furbissimo felino che si scostava per fargli strada: “Prego, Bersani, salga al Colle”. Ma questi si è schermito. Enrico Letta, quasi commosso, ha commentato: “La chimica è stata buona”. Chissà se i due saliranno sul lettone di Putin e partoriranno un governo animalier in perfetta tendenza chip and chic made in Italy, collezione “miseria e nobiltà” estate 2013… Carnevalate politiche sulla pelle della gente.
La strada verso il Colle è libera per il Cavaliere, il quale tuttavia sta sull’albero sornione e osserva passare i suoi rivali: Prodi che parla diverse lingue ma risulta incomprensibile anche in italiano, Grasso di nome e di fatto perché si vorrebbe già allargare dal Senato al Quirinale, Amato il cui costume di grillo parlante non è più amato essendo arrivato in piazza Grillo in carne ed ossa, D’Alema che sa solo andare in barca e Barca che è appena traghettato dal governo Monti al Pd…
Avendo notato che il numero 13 ricorre in modo sinistro, non ci resta che affidarci ai calcoli esoterici: dal compromesso storico del '76 (7+6= 13) siamo arrivati, compromessi in Europa, al 2013: secondo anno horribilis. Maroni ha sventolato sulla Padania 13 diamanti recuperati dal tesoriere della Lega Belsito offrendoli ai militanti celtici, che ha chiamato “i veri diamanti”… Illegali alchimie leghiste.

Papa Bergoglio, salito al soglio pontificio il 13-3-2013, è l’unica certezza che abbiamo in Italia per non precipitare nello sconforto della maledizione del numero 13: il 13 ottobre del 1307 vennero arrestati i templari e il 13 dei tarocchi è la figura malefica dell’innominato… Chi ci arriverà al governo?

venerdì 5 aprile 2013

LI CHIAMANO MALATI.
I BAMBINI COSA SONO? LA CURA? 



Insomma, facciamola finita. Io non ci sto più a queste affermazioni. Sono stufa di sentire scuse e frasi recalcitranti che cercano di far apparire i PEDOFILI come malati.
La malattia è un'altra cosa. Questa è deviazione mentale, uno schifo che insulta il mio essere civile e quello di molte altre persone.
Basta, diciamo basta a questa piaga sociale.
In Olanda il governo approva la presenza di questi esseri schifosi, di CLUB per pedofili e io devo stare zitta, sentire bestemmie del genere e farmele andare bene? NO, IO NON CI STO.
Alla faccia dell'essere di vedute aperte: qui si esagera. I bambini non si toccano.
Un adulto consenziente può fare della sua vita ciò che vuole, anche darsi fuoco, per quel che mi riguarda. Ma non esiste coinvolgere i minori in queste porcherie, aberrazioni sessuali.
Ho scritto a giornali, contattato le IENE, creato gruppo FB e indetto una petizione su www.firmiamo.it.
Spero che qualcuno ascolti il mio appello e la mia voce.
Che possa far alzare un urlo di rivolta che riecheggi ovunque.
Simona Liubicich

http://firmiamo.it/no-alle-decisioni-dell-olanda--no-alla-pedofilia#signatures

lunedì 18 marzo 2013



 di Elisabetta De Dominis


Ho conosciuto Dušan Mlacović – docente di storia medievale dell’Europa sudorientale all’Università di Lubiana – un paio di estati fa ad Arbe, isola della Dalmazia (oggi Croazia) dalla quale proviene la mia famiglia. Mi aveva raccontato storie affascinanti sulla mia famiglia avendo appena scritto un libro “La Nobiltà e l’isola. Caduta e ascesa della nobiltà di Arbe” (Leykam), oggi finalmente tradotto sia in inglese che in italiano.
L’autore parte dalla fine della nobiltà, avvenuta nell’800, scoprendo, attraverso un viaggio a ritroso nei documenti conservati nelle chiese e nelle biblioteche, che Arbe fu ricca e indipendente fino all’inizio del dominio veneziano, quando il suo porto era un passaggio obbligato per i traffici sicuri in un mare infestato dai pirati. Mlacović sottolinea come dal X secolo la comunità fosse retta da un gran consiglio formato da nobili e popolani, - fatto civile quanto singolare per l’epoca -  che già allora regolava la proprietà fondiaria secondo l’istituto romano della compravendita e non barbaramente come terra di conquista. Con l’avvento di Venezia i popolani non furono più ammessi nel consiglio dei nobili, ma solo perché diventarono nobili anch’essi. Presupposto della nobiltà in senso veneto era infatti l’aggregazione secolare di una famiglia a un corpo nobile dello Stato.
Ma ecco che l’avvento dell’impero austroungarico all’inizio del 1800 mise in forse quella elite che sempre era stata riconosciuta dai diversi domini (croato, ungherese, veneziano). L’imperatore austriaco richiedeva il diploma di nobiltà per riconoscere nobili i suoi sudditi?! Era un affronto troppo grande, un’umiliazione inaudita. La nobiltà delle famiglie che componevano il Consiglio dei nobili di Arbe era immanente: aveva guidato le sorti dell’isola dalla caduta dell’impero romano, quando ancora gli Asburgo pascolavano le capre sui monti. Questo disse infuriato il conte Vincenzo de Dominis ai suoi pari, i nobili Galzigna, Nimira, Zudenigo, Spalatin e Livich riuniti nel palazzo ducale. Passarono anni prima che riuscisse a prendere carta e penna per scrivere la supplica di riconoscimento della nobiltà: era il 25 aprile 1837. L’archivio di Zara conserva questa lettera in un italiano moderno, che racconta tempi e gesta degli uomini insigni dell’isola dalmata. Ma Vincenzo de Dominis – chissà perché - non allegò la copia del documento in cui nel 1434 l’imperatore Sigismondo di Lussemburgo conferiva a Ivan de Dominis un nuovo stemma e il palatinato a tutti i discendenti maschi e femmine in perpetuum. Ivan era così potente che era riuscito a convincere il papa ad eleggere Sigismondo imperatore del Sacro Romano Impero…. quando tale carica era ancora elettiva. Gli Asburgo, come si sa, s’impadronirono nel ‘500 dell’impero e lo resero trasmissibile ai loro eredi. Per 300 anni dettarono le sorti dell’Europa e, quando infine si impadronirono anche del dominio sul mare che era stato della Serenissima per quattro secoli, pensarono di eliminare tutti i nobili che erano stati fedeli a quest’ultima e a depauperarli con una riforma agraria.
Tuttavia il nipote di Vincenzo, Dragomir de Dominis, mio bisnonno, con caparbietà e determinazione riuscì a farsi riconoscere il titolo dall’imperatore Francesco Giuseppe, presentandogli il famoso diploma e ricomprandosi un sacco di terre confiscate. Dopo pochi anni il comunismo eliminò la proprietà privata permettendo di razziare il razziabile. E benché la Croazia entri in Europa a luglio, la certezza del diritto in questo Paese è ancora più lontana di dieci secoli fa.

sabato 16 marzo 2013


Il mio nuovo racconto
"Sulle ali della libertà"
disponibile su www.amazon.it
domenica 17 marzo 2013






Liebster Blog Award 









Con gioia, il mio piccolo e confusionato blog è stato premiato!
Liebster Blog Award è un premio, ideato in Germania, che viene assegnato a blogger meritevoli con meno di 200 followers.

Grazie alla Biblioteca del Libraio, per avermi nominata.

 Ecco le regole da seguire:

- ringraziare i blog che ti hanno assegnato il premio citandoli nel post
- rispondere alle undici domande poste dal blog stesso
- scrivere undici cose su di te
- premiare, a tua volta, undici blog con meno di 200 followers
- formulare altre undici domande a cui gli altri blogger dovranno rispondere
- informare i blogger del premio assegnato

Ecco le risposte alle domande di Libro, dolce libro.

1. C'è un libro che ti sei pentito di aver letto?
"Il profumo della seta" di Mary Jo Putney. Me lo avevano consigliato ma non sono riuscita a terminarlo.
2. Il tuo primo libro?
"Cime tempestose"
3. Ti lasci colpire dalla trama, copertina o titolo, in un libro?
Trama e copertina, in successione.
4.Se qualcuno ti dice "Smetti di leggere!", tu cosa gli rispondi, e come?
Meglio che non risponda!
5.Mentre leggi cosa provi?
Talvolta la lettura mi coinvolge così tanto che mi ritrovo proiettata dentro al libro.
6.Qual'è il personaggio che meglio ricordi?
Wulfgar, de "Il lupo e la colomba" di Woodwiss
7.Edizione economica, tascabile o normale?
Normale
8.Qual'è il libro che hai messo più tempo per leggere?
Non ricordo. Sono troppi.
9. Cartaceo o ebook?
Cartaceo preferibilmente, ma anche e-book, specialmente in viaggio.
10. Dove ami leggere?
Ovunque.
11.Quali sono i cinque libri che non possono assolutamente mancare nella biblioteca personale?
"Cime tempestose"
"Jane Eyre"
"I miserabili"
"I promessi sposi"
"La divina commedia"

11 cose su di me
Appassionata
Pignola
Superstiziosa
Permalosa
Vendicativa
Credente
Dura
Testarda
Diffidente
Sentimentale
Pigra



martedì 12 marzo 2013

IRENE PECIKAR, UNA PENNA...GIALLA E ROSSO SANGUE.


Sono nata nel ’72 a Trieste in una fredda mattina di gennaio mossa dalla bora. Vivo con i miei tre figli, mio marito, due gatti e un cane. Non potrei vivere senza avere l’affetto sincero delle persone che amo e degli animali.
Sono una lettrice onnivora e amo scrivere. Ho iniziato nella prima adolescenza e non mi sono mai fermata.
La scrittura oltre a essere la mia passione è la mia attività principale. Ho frequentato corsi di giornalismo, correttore bozze iniziando a collaborare da freelance con case editrici, siti e riviste femminili, tra cui Confidenze, Confessioni Donna, Vera, Romance Magazine, Writers Magazine Italia.
Sono coach del corso di scrittura creativa Direzione Babele che si svolge ogni anno al Centro Giovani del comune di Monfalcone GO.

Leggendo qua e la...

"Dentro o fuori" di KC Burn




Il detective Kurt O’Donnell è abituato a scavare nella vita degli altri, ma quando scopre che il suo collega, appena assassinato, era sposato con un uomo, ne rimane sconvolto. Deciso a fare la cosa giusta, Kurt offre il suo sostegno a Davy – il vedovo. Aiutare l’uomo a superare il dolore gli permette di convivere col senso di colpa per non aver saputo instaurare una relazione di fiducia col proprio partner, fino a quando Davy smette di essere un obbligo e diventa un amico – il migliore che Kurt abbia mai avuto. A un certo punto, però, Kurt comincia a provare nei confronti dell’uomo un’attrazione inspiegabile, che oltre a complicare le cose lo costringe a rivalutare la propria sessualità. Finché un incontro sensuale, che nessuno dei due uomini è pronto ad affrontare, non fa precipitare la situazione… Per avere Davy, Kurt deve accettare di fare coming-out e rischiare problemi sul lavoro e con la sua cattolica famiglia. Vale la pena di mettere tutto in gioco per poter stare con un uomo appena rimasto vedovo?