venerdì 23 settembre 2011

Women Fiction Festival, pronta alla partenza!

Stamattina nominata inviata speciale per il blog "Tuttosuilibri" di Irene Pecikar, scrittrice ed editor splendida. Un grande onore per me e spero di esserne all'altezza. Per la prima volta mi cimenterò con un lato nuovo del genere letteriario, le interviste, gli articoli e fotografie cercando di carpire tutte le info più hot!

mercoledì 21 settembre 2011

"Il magazzino dei mondi"


Centottanta racconti di fantascienza istantanea.

Nel libro, a pagina 230, il mio racconto "Pianeta Rosso"

“PIANETA ROSSO”

Pianeta Rosso, Sistema Primario Solare sezione Y-beta.
Il primo mondo extraterrestre a essere stato colonizzato, grazie agli Orioniani; se non fossero scesi sulla Terra nel dicembre dell’anno 2012, la razza umana si sarebbe estinta, come i dinosauri. Tutti i Capi di Stato erano già stati informati da molto tempo sulle gravi condizioni cui verteva il pianeta: stava per morire, non c’era alcuna via di scampo. Gli alieni avevano studiato la razza umana per più di mezzo secolo, congiuntamente a équipe di scienziati terrestri, preparando insieme il Grande Esodo Spaziale.
In poche settimane la popolazione mondiale fu trasferita nelle colonie del Cerchio, sparse nei diversi sistemi solari.  Gli alieni impiegarono enormi velivoli cargo interstellari, capaci di ospitare sino a cinque milioni d’individui per viaggio; seppur traumatizzati, gli umani dovettero riconoscere che essi avevano salvato loro la vita. Non a tutti, però, perché le condizioni imposte furono molto rigide. Nessun malato, nessun animale, nessuna pianta. Precauzioni sanitarie, giustificarono, nessun rischio di contaminazione.
Siamo nel 2108, Anno del Cerchio, ed io sono Aya. Mi trovo alla base California, sita al primo livello presso le Valles Marineris di Marte. Mi occupo di rilevazioni radioattive nel sottosuolo; ho la responsabilità di centinaia di operai in superficie che estraggono basalto con l’aiuto di arma-tute biotecnologiche. La temperatura esterna in questo periodo si aggira sui – 30; sta iniziando la primavera.
Io sono un’Umanoria, nuova generazione incrociata tra umano e orioniano, una mutante. Sembro una giovane donna terrestre intorno ai trent’anni, ma ne possiedo ottantadue. Sono nata qui dopo la Grande Esplosione, avvenuta pochi mesi dopo la colonizzazione del 2012; una catastrofe che ha distrutto il pianeta Terra, riducendolo in pochi giorni ad un deserto di ghiaccio privo di qualsiasi forma vitale. Il mio metabolismo è rallentato e le mie cellule invecchiano di un decimo rispetto quelle di mia madre Joanne, una scienziata americana, morta ormai da decenni. La Confederazione per i Diritti Spaziali vigila sul controllo della qualità del lavoro e della vita nei pianeti delle Colonie. Marte è il principale produttore di minerali per le industrie aerospaziali. Vivo qui con Archo, il mio compagno, un militare orioniano della Prima Armata del Cerchio. Non posso avere figli, le femmine di razza Umanoria sono prive di utero. Lui lo sa e non gli importa. Ci amiamo, tutto il resto non conta.

giovedì 15 settembre 2011

"Nightwish"


I Nightwish sono un  gruppo sinfonico metal finlandese formatosi nel  1996 a Kitee. Il gruppo nasce dall'idea dell'attuale tastierista Tuomas Holopainen . Il symphonic metal è il loro genere e devo dire che la prima volta che ho avuto il piacere di ascoltarli sono rimasta davvero impressionata dalla bellezza della loro musica e dalla voce decisamente angelica di Anette Olzon, insieme alla musica travolgente, da brivido. Insomma, per me è stato amore a prima vista per questo gruppo che ben si colloca, con pieno merito, tra i nomi più famosi della musica. Il gruppo, odiernamente è formato da Anette Olzon, la voce, Erno Emppu Vuorinen alla chitarra, Tuomas Holopainen alle tastiere, Marko Hietala seconda voce e basso, Jukka Julius Nevalainen alla batteria.

mercoledì 14 settembre 2011

Da "ROMANCE MAGAZINE" n.0 la recensione di Barbara Risoli
" Ricordo di un amore" Simona Liubicich


LEGGENDO ROMANCE MAGAZINE
L'opinione


Il racconto di SIMONA LIUBICICH

RICORDO DI UN AMORE


- Rubrica Ingranaggi e passaggi -
- Il racconto dell'esordiente -
- pag. 89 -

Mi ha colpita. Questo racconto obbligatoriamente breve, mi ha davvero colpita e mi ha strappato un magoncino in gola. Brava questa esordiente d'assalto che ha avuto l'arduo compito di aprire la rubrica dedicata agli scrittori (o meglio, alle scrittrici) in erba. Erba già alta quella della LIUBICICH che gestisce bene lo spazio limitato, per una volta posso affermare che la brevità del racconto non penalizza la stroria e tanto meno il messaggio. Sono ricordi quelli descritti con una vena tragica eppure colma di speranza, è il passato che aleggia e permea tutte le righe di questa autrice. La tematica è malinconica, nostalgica, triste; il finale, pur nella tragicità degli eventi colma di una speranza che consola, che fa riflettere e che commuove. Bellissime le immagini descritte, le metafore finali. Decisamente un buon biglietto da visita per questa rubrica da seguire, dedicata appunto a chi non è conosciutissimo, ma che ha buone chances per farsi strada nell'intricato mondo dell'editoria. A mio avviso, dopo avere letto questa pillola di Simona, è intrinseco che sorga il desiderio di leggere qualcos'altro di lei e allora diciamolo che è autrice del libro SFUMATURE DEL DESERTO edito da Giammarò, ma diciamo anche che per leggere il racconto oggetto di questa opinione necessita l'acquisto della rivista e... ne vale la pena, parola di chi ce l'ha in mano, in questo momento. Buona lettura!
La mia biblioteca romatica- Christmas in love 2010


20 autrici italiane, 20 pseudonimi che alla fine verranno svelati in un caleidospio di storie d'amore belle, passionali  e coivolgenti. Il mio racconto "Una tempesta inaspettata" di Stella del Mar, cioè la sottoscritta!


UNA TEMPESTA INASPETTATA” di Simona Liubicich

Quel pomeriggio di dicembre il mare dalle molteplici sfumature di verde si infrangeva impetuoso contro la scogliera, ingrossato dalla forza del maestrale e dalla tempesta in rapido avvicinamento, facendo giungere i suoi spruzzi salati sino alle piccole finestre della casa sulla radura.
Il promontorio di Santa Caterina, dove avevo recentemente affittato il cottage, era spazzato dal vento incessante che urlava straziato, come me, come la mia anima…
Avevo lasciato tutto; il mio lavoro, la mia famiglia, la mia vita e non sapevo che ne sarebbe stato di me. Volevo sprofondare in quella solitudine fredda e lontana, in quella disperazione che mi avvolgeva nelle sue spire come un serpente velenoso.
Non m’importava…non m’importava più di nulla e nessuno, speravo di morire in quel posto dimenticato da Dio, e volevo morirci da sola.
Natale stava ormai bussando alle porte, era l’Antivigilia, ma la gioia delle feste mi causava dolore come l’alcool su una ferita aperta; tutta quella musica sdolcinata, i cori dei bambini e tutta la gente felice solo per pochi giorni l’anno, che fa finta di dimenticare la tristezza ed i guai solo per qualche luce accesa in paese, perché le campane suonano a festa e si deve fare l’abete e il presepe; oh, mi facevano tutti schifo, ipocriti!
Erano passati quasi sei mesi da quel giorno, ma ancora non mi ero ripresa dalla sua scomparsa.
State pure tranquilli, non sto parlando di un morto; la “sua scomparsa” si riferisce a quando quel gran bastardo del mio ex compagno una mattina si alzò e, come se nulla fosse, mi disse: - Non va più tra noi, da troppo tempo! Mi sei venuta a noia Susanna e…sono innamorato di un’altra!-.
Di tutti i modi per comunicare un evento così infausto lui aveva scelto il peggiore, freddo e crudele.
Era proprio un gesto degno di lui, della sua pochezza d’animo della quale io mi ero accorta solo alla fine.
Non un allarme, un gesto, un maledetto segno che mi avesse fatto sospettare che tra noi ci fosse qualcosa che non andava; io non mi ero mai accorta di nulla, e credetemi, non sono una stupida; lavoro come giornalista per una piccola tv di provincia, lui è medico chirurgo all’ospedale civile della nostra città. Una vita normale, mediamente agiata, con il sabato assieme agli amici, il Natale in famiglia e le vacanze d’agosto in Sardegna.
Otto anni insieme; una coppia solida, almeno io, povera illusa, ne ero stata convinta.
Quel giorno tutti i miei sogni si erano infranti; la tazzina di caffè mi era scivolata dalle mani, frantumandosi sul pavimento e macchiando indelebilmente il marmo bianco di Carrara della nostra cucina.
Ero rimasta lì, pietrificata, pensando che forse mi stesse facendo uno scherzo di cattivo gusto; ma Federico non scherzava mai, era sempre stato troppo serio.
Aveva riempito un trolley con le sue cose necessarie e prima di uscire per sempre da casa nostra e dalla mia vita, aveva detto: - Mi dispiace!    -
Io non avevo ribattuto, me ne ero rimasta lì come una trota, zitta e passiva, come sempre.
Dipendevo da lui, in tutto e per tutto; i suoi amici erano i miei amici e adesso io non avevo più nemmeno loro; lui continuava a frequentarli, io non potevo…
Ora c’era lei.
Nessuno mi aveva fatto neppure una telefonata; erano tutti curiosi di conoscere Elisa, al diavolo Susanna, quella povera sciocca che per otto anni era stata al suo fianco.
Avevo lasciato il lavoro da pochi giorni; il proprietario della piccola rete televisiva per la quale lavoravo era un mio conoscente di vecchia data ed anche l’unico che mi aveva detto di prendermi un periodo di riposo, di fuggire dalla città e dal dolore che mi attanagliava ogni giorno il petto.
Non ero Lilli Gruber, potevo anche stare a casa per un poco, nessuno se ne sarebbe accorto.
La mia famiglia aveva steso un velo di pietoso silenzio sulla faccenda, non capivano il tracollo di questa convivenza (dimenticavo di dire che Federico ed io non ci siamo mai sposati, lui aveva sempre sostenuto che il matrimonio fosse solo un mero contratto scritto senza valore intrinseco) e d’altronde non se ne erano mai interessati troppo; vivevano a Milano ed io in una cittadina ligure, avendo scelto di seguire Federico quando aveva vinto il concorso all’ASL.
Grazie al cielo non c’erano bambini di mezzo; tempo addietro ci avevamo provato ma, rendendoci conto dopo mesi che nulla accadeva, avevamo lasciato cadere la questione.
Federico non gradiva approfondire e conoscere i motivi dei “fallimenti”.

Osservavo la maestosità del mare in tempesta, rigirandomi tra le mani una tazza di tè bollente, fissando il cielo plumbeo e le nubi basse che si rincorrevano in una danza esasperante.
Erano settimane che non andavo da un parrucchiere e i miei ricci rossi, già incolti per natura, ricadevano in onde disordinate sino a metà schiena.
Non riuscivo a smettere di soffrire; avrei voluto dimenticare, abbandonare per sempre l’idea che Federico sarebbe tornato da me alla fine, ma non ci riuscivo.
Dovevo smettere di costruire castelli in aria; lui ormai stava con Elisa, l’infermiera bionda e solare del Pronto Soccorso, colei che vestita di bianco come un angelo aveva sempre un sorriso per tutti (anche per il mio ex compagno…) ed io ero sola in quella casa a picco su un mare al tramonto, vicinissima al Natale, sperando di essere inghiottita dalla tempesta che si stava avvicinando minacciosa…
Fu un improvviso bussare alla porta che mi fece sobbalzare, chiedendomi chi diavolo ci potesse essere all’uscio in una giornata da lupi come quella.
Risiedevo lì da appena dieci giorni; le chiavi le avevo ritirate all’agenzia immobiliare del paese che distava almeno cinque chilometri.
Passeggiate solitarie, libri strappalacrime e gabbiani erano i miei unici compagni di vita; ero isolata dal mondo, e per la prima volta mi resi conto di essere davvero “sola“.
Un po’ intimorita, andai verso la finestra situata di fianco alla porta d’ingresso per riuscire a vedere chi ci fosse là fuori. La pioggia aveva iniziato a scrosciare forte, e quando la aprii il vento e l’acqua mi investirono sferzandomi il viso come milioni di spilli, scompigliando i miei capelli come una massa infuocata deforme.
-           Chi è?  - chiesi, titubante.
Un uomo alto si parò davanti alla piccola finestra dalle tendine bianche e gialle; ben composto, il volto semicoperto da un berretto militare a tesa larga per ripararsi dall‘incessante pioggia, un giaccone verde e pantaloni mimetici.
Quando alzò lo sguardo verso di me, vidi i due occhi più azzurri ed intensi che avessi mai potuto osservare.
-           Mi scusi signora Pierelli, spero di non averla spaventata! - mi disse in tono formale.
Conosceva il mio nome…come era possibile?
-           Mi chiamo Alberto Testi, sono il proprietario della casa! Stavo controllando la zona forestale qui attorno per il forte vento ed il temporale che incombe; ho visto che le luci di casa erano accese e volevo accertarmi che andasse tutto bene!      -
-           Oh, certo…si! Aspetti, la faccio entrare!      - gli risposi.
Non potevo essere completamente sicura di lui, era un perfetto sconosciuto ma nelle condizioni psicologiche in cui mi trovavo, pensai che non m’importava molto di ciò che mi sarebbe potuto succedere.
Dovevo essere impazzita ma aprii la porta e lo feci entrare.
La casa sembrò istantaneamente più piccola con la sua presenza imponente.
-           Vuole togliersi la giacca? Ho appena preparato un the caldo…       -
-           La ringrazio, molto gentile! In effetti in una giornata come questa qualcosa che scaldi lo stomaco è ben gradita!           -
Si tolse il giaccone; sotto indossava un maglione nero a coste con il collo a dolcevita.
Mi scoprii, senza parole, a osservarlo impudicamente; era bello, il fisico possente di chi trascorre molte ore di lavoro all’aperto, la pelle abbronzata che incorniciava un volto marcato e spigoloso, occhi che sembravano due pozze color cobalto e una bocca carnosa che mi fece pensare a cose che, per pudore, non ripeterò.
I capelli erano folti e corti, neri come la pece; pensai istantaneamente a un gladiatore romano.
Appese la giacca dietro la porta, ove era situato un appendiabiti e ci accomodammo nel piccolo salottino di stoffa chiara a motivi floreali che si affacciava sulla finestra a bovindo, rivolta verso il mare, io sul sofà e lui su una poltrona; la tempesta si stava avvicinando, i tuoni erano sempre più forti e i lampi si riflettevano minacciosi sulle pareti della casa.
Servii il the zuccherato in due tazzone rosse dall’aria poco elegante, ma lui sembrò ugualmente gradire, in fondo stavo usando le sue suppellettili!
Mi osservava di sottecchi mentre parlavamo ed io mi sentivo un mostro; con indosso una tuta grigia informe e senza un filo di trucco, sembravo scappata da un manicomio!
Mi raccontò di essere una guardia forestale; viveva nel paese vicino e aveva acquistato il cottage per pura passione; amava quel promontorio sin da bambino, quando insieme agli amici veniva a fare scorribande in bicicletta e giocare a pallone nell’ampia radura, sorridendo al ricordo di quante palle si era portato via il mare…
Ultimamente aveva deciso di affittarlo stagionalmente ai turisti poiché la crisi si faceva sentire in tutta Italia ed i soldi si sa, non erano mai abbastanza quando si doveva arrivare alla  fine del mese.
Era separato da diversi anni, un matrimonio d’amore contratto in un’età talmente giovane che presto, troppo presto la fiamma si era affievolita e spenta; di comune accordo, appena venticinquenni, lui e Sara avevano deciso che era meglio proseguire per strade differenti. Erano rimasti in ottimi rapporti, lei viveva ancora al paese dove gestiva una piccola trattoria tipica insieme al nuovo compagno.
Per Alberto nessuna storia importante e nessun legame stabile, tanto lavoro e serate tranquille trascorse a giocare a carte al circolo sportivo con gli amici di sempre.
Apprezzai molto la sincerità e la schiettezza dell‘uomo; era cordiale e simpatico, e lo trovai anche molto affascinante.
Gli raccontai della mia vita, del mio lavoro di piccola giornalista, della mia “fuga” dovuta alla rottura del rapporto con il mio ex e della voglia di stare isolata dal mondo per un poco, sino a quando le mie idee non si fossero del tutto schiarite.
Iniziammo a darci del “tu” quasi senza accorgercene, ritrovandoci a scherzare e ridere dopo il the con due bicchieri di vino rosso in mano, raccontandoci aneddoti di gioventù mentre fuori il temporale squassava il cielo con grandine e fulmini.
I suoi occhi sorridevano, la sua voce era bassa e sensuale e la sua risata argentina; mi scoprì a pensare a lui all’improvviso come a un “maschio“, un oggetto di sesso e non all‘uomo che avevo dinanzi.
Dopo Federico non c’era stato più nessuno, avevo trentaquattro anni ed ero una donna; una donna ancora giovane che da mesi era sola, disperatamente sola.
Il tempo trascorse veloce ed il buio avvolse presto la radura e tutto il resto; un boato tremendo in quell’istante esplose vicino al cottage e  la luce mancò di colpo, lasciando la casa nell’oblio più assoluto.
-           Accidenti, che botta! Bisogna resettare le valvole in cantina! Aspetta, ci vado io! - disse Alberto tranquillamente, mentre io ero balzata in piedi come una ragazzina terrorizzata.
La luce tornò pochi istanti dopo e lui riapparve nella stanza.
-           La tempesta è quasi sopra di noi adesso, sarà meglio che vada prima di rimanere bloccato qui! Sei sicura di voler restare da sola con questo tempo, Susanna? - mi chiese.
Esitai per qualche secondo; avevo paura a restare in quel cottage isolato quella notte, ma non era solo questo.
Mi accorsi di desiderare che Alberto si fermasse, non solo per farmi compagnia; lo volevo, forse per rabbia, forse per il vino che mi rendeva più disinibita ma non faceva differenza, lo volevo con me quella notte.
Temevo di poter essere scambiata per il tipo di donna che non ero, mentre lo fissavo in quegli occhi blu senza parlare; non ci fu bisogno di dire nulla perché lui mi si avvicinò tanto da farmi sentire il calore che emanava il suo corpo, scrutandomi in maniera inequivocabile.
-           Vuoi che me ne vada, Susanna?        - chiese, la voce roca dal desiderio.
-           No       - gli risposi di getto, senza sapere da dove mi giungeva quel coraggio inaudito     - Resta con me, Alberto, stanotte!       -
Era pericolosamente vicino, il suo respiro rovente sulla mia fronte; stavo attendendo, tremando, l’attimo in cui mi avrebbe sfiorato per la prima volta. Con un gemito strozzato mi strinse tra le sue braccia, affondando la testa nei miei ricci scompigliati. Mi alzò il viso verso di lui con un dito e prese la mia bocca con ardore e prepotenza, invadendomi il corpo e l’anima, facendomi girare la testa e desiderare molto, molto di più.
Mi baciò con una selvaggia passione che io ricambiai avida, con le ginocchia tremanti, avvinghiata al suo corpo possente, sino a che mi sollevò di peso come fossi una piuma, dirigendosi verso la stanza da letto e aprendo la porta con un calcio.
Mi depose delicatamente sul giaciglio, continuando a baciarmi.
I vestiti finirono sul pavimento uno a uno; il temporale fuori impazzava maestoso ma la tempesta più grande stava avvenendo, inaspettata, tra le pareti di quel piccolo cottage sul picco del promontorio.
Ciò che ricordai più tardi di quel momento paradisiaco, furono i nostri gemiti languidi, i muscoli guizzanti della sua schiena liscia e i suoi capelli tra le mie mani frementi di passione che cercavano, accarezzavano e sfioravano ardite, insieme alle mie labbra, tutto il suo corpo.
Quando mi svegliai, era già mattina; la luce del sole filtrava timida dalle tende della stanza e un profumo di caffè aleggiava tutt’intorno.
La tempesta era cessata.
Al ricordo di quella notte di passione, avvampai vergognosa; che avevo fatto? Mi ero concessa a un uomo, un perfetto sconosciuto senza alcun pudore e ritegno. Che cosa avrebbe pensato ora di me?
Avevo raggiunto il paradiso tra le sue braccia, in quella notte dove Susanna ed Alberto non esistevano, ma c’erano solo un uomo ed una donna che si erano dati l’un l’altra con passione e dolcezza, senza pretendere nulla in cambio.
Il letto dalla parte di Alberto era ancora caldo, si era alzato da poco…
Mi sollevai da quel groviglio di lenzuola, avvolgendo la coperta al mio corpo per nascondere la mia nudità; ero abbastanza magra ma non avevo mai amato troppo i miei fianchi larghi e le cosce tornite.
Timida e preoccupata, feci capolino dalla stanza; l’espressione che vidi in lui, chino sui fornelli, mi scaldò il cuore, anche se fuori imperversava il freddo di dicembre.
Alberto mi stava guardando e il suo sorriso era la cosa più bella che avessi visto negli ultimi tempi, per me così bui.
Mi raggiunse in un paio di falcate accogliendomi tra le sue braccia, contro il suo torace nudo, rovente.
Non sapevo se sarebbe durata, forse sarebbe stata solo l’avventura di una notte, ma le mie ferite avevano già iniziato a guarire, a rimarginarsi.
La donna che era in me stava riaffiorando, più forte, consapevole di una nuova identità e di un mondo che le si aprivano dinanzi e che aspettavano solo di essere esplorati.
Guardandomi serio, con quegli occhi color del mare più profondo, mi disse: -       Prima che tu possa parlare, vorrei farti sapere che ciò che è accaduto tra noi questa notte non è una cosa alla quale io sono abituato! Non so cosa mi sia preso, Susanna, ma mi hai fatto girare la testa e non sono più stato padrone di me stesso! Spero davvero che per te sia stata la stessa cosa…  -.
Mi accorsi che improvvise calde lacrime facevano capolino tra le mie ciglia.
-           Temevo mi giudicassi male a causa di questa notte! Se per te è stata una cosa insolita, beh… per me …io non avevo mai fatto una cosa del genere! Dopo Federico io non ho avuto nessuno! Poi se arrivato tu e…     -
Non mi lasciò finire la frase perché mi baciò con passione, facendo cadere a terra la coperta che mi avvolgeva.
Non c’è bisogno di dire che il letto quel giorno rimase disfatto e stazzonato…
Nel mio cuore sentivo una musica dolce e timida che faceva capolino dal nero abisso degli ultimi mesi, la mia anima sembrava più leggera e tra le sue braccia scoprii un nuovo universo, fatto di tenerezza e passione, complicità e forse qualcosa di più, anche se non osavo sperare tanto.
Era la vigilia di Natale, forse c’era speranza…

FINE

martedì 13 settembre 2011

"Enrico Ricciardi, quando la foto è glamour"


Ricordo la prima volta che incontrai Enrico a Genova, dovevo avere poco più di vent'anni; simpatico e brillante, era già un bravo fotografo quella volta ed adesso, dopo altri vent'anni è diventato uno dei nomi più importanti della moda. Enrico lavora a Milano nel campo della fotografia pubblicitaria; molti i nomi importanti che hanno collaborato con lui, supermodel del calibro di Alena Seredova, Martina Colombari, Filippa Lagerback e molte altre. Il suo sito, http://www.enricoricciardi.it/ , è un caleidoscopio di meravigliose photo di celebrities, copertine di magazine patinati, calendari con un tocco di burlesque e nudi d'artista. Insomma, da visitare e da conoscere se avete voglia di intraprendere il mestiere difficile di modella, usufruendo dei servizi di un professionista di alta qualità. Spero al più presto di poter inserire una piccola intervita ad Enrico sul blog...

lunedì 12 settembre 2011

"Si è conclusa la quarta serie di True Blood"
ATTENZIONE SPOILER!


Accidenti, eppure ci speravo! Insomma, la nostra Sookie, mitica protagonista del telefilm che sta facendo impazzire il  mondo, non ha ancora preso una decisione. L'ultimo episodio si conclude con una serie di morti atroci. Il povero Lafayette che, posseduto da Marnie, uccide il suo amante, Tara muore??? tra le braccia di Sookie per difenderla dall'ex di Alcide, decisa ad ammazzarla, uccidendola a sua volta con un colpo di fucile a pompa. Ma di scegliersi l'uomo per ora non ci pensa neppure...Eppure sarebbe stato così semplice, almeno per me che sto scrivendo queste righe e tifo per il bellissimo e spietiato Eric...
Ma dovremo aspettare un altro anno per vedere i nostri protagonisti impegnati nel sequel successivo...
Primo giorno di scuola, l'ultimo anno è iniziato.

Ed eccomi qui, alle sette quarantacinque puntuale sotto la scuola con mia figlia che oggi inizia l'ultimo anno della primaria. Come tutti gli anni ingorghi di automobili, combriccole di persone che si salutano dopo un'intera esetate trascorsa magari senza mai vedersi, bambini che si abbracciano felici di rivedersi ma anche no. Insomma, la routine è ricominciata; affrontiamo quest'anno che verrà col sorriso sulle labbra e prepariamoci a nove mesi di lavoro... Per tutti coloro che oggi iniziano, in bocca al lupo!!!

domenica 11 settembre 2011

Jane Eyre


Il prossimo 10 Ottobre uscirà nelle sale italiane il film Jane Eyre,una nuova  rappresentazione cinematografica tratta dal famosissimo libro di Charlotte Brontë e diretto da Cary Joji Fukunaga. All'estero, dove la pellicola è già uscita, si tratta di un successo enorme, che cosa ci riserverà quando ci siederemo nelle poltrone per goderci lo spettacolo? Intanto, nell'attesa sono felice di darvi comunicazione di un gruppo di lettura del romanzo al quale sono stata invitata e spero vivamente di poter partecipare; si tratta di Diario di Pensieri Persi , un blog letterario collettivo dove dal 19 settembre sarà possibile commentare tutte assieme questo romanzo favoloso.

sabato 10 settembre 2011

"11 Settembre 2001- 11 settembre 2011"


L'undici settembre 2001 aspettavo mia figlia; ero incinta di tre mesi quando, guardando la TV e facendo zapping, pensai: "Un disaster movie...l'ennesimo...". Pochi secondi per capire che invece era tutto vero, che NY era davvero sotto attacco terroristico...Non dimenticherò mai alcune scene ed ancora oggi, ripensandoci, piango per ciò che ho dovuto, mio malgardo, vedere, per tutti quei morti, per l'orrore e la violenza di quel giorno. Sono passati 10 anni e tutto è ancora vivido in me...Non posso e soprattutto non voglio dimenticare per tutte le persone che sono state barbaramente assassinate quel giorno. Prego per loro e perchè fatti del genere non debbano mai più accadere...

venerdì 9 settembre 2011

"Il bacio"


Era pericolosamente vicino a me; stavo pregustando, tremando, l’attimo in cui mi avrebbe sfiorata per la prima volta.
Lentamente chiusi gli occhi, abbandonandomi alle sensazioni violente che lui mi trasmetteva.
Mi prese il labbro inferiore succhiandolo leggermente e mandando in frantumi ogni mia difesa. La sua lingua tracciò una lenta scia rovente sulle mie labbra  tanto da farmele schiudere e lasciare entrare il suo respiro,  il suo sapore di sesso dannato.
Con un gemito soffocato mi attirò a sé, contro il suo torace, impossessandosi prepotentemente della mia bocca,  penetrandomi con quella lingua peccaminosa ed  intrecciandola alla mia in una danza erotica che mi dava l’estasi, leccandomi, assaggiandomi, trasmettendomi tutta la sua rabbia, la sua eccitazione ferina.
I suoi occhi erano due pozzi azzurri di puro desiderio; potevo sentire le sue sensazioni dirompenti eccitandomi sino allo spasimo, facendomi desiderare una lussuria sfrenata.
Guardandolo capii di essere perduta per sempre.


dal concorso "1000 spazi per un bacio" dicembre 2010

giovedì 8 settembre 2011

Buongiorno a tutti! Stamattina il mio umore è migliore di quanto possa sembrare...Dormito bene ed in attesa del marito che rientra dall'estero per lavoro ...E notizia finalmente definitiva, terminato il romance storico!! Basta, non lo guardo più e vada come vada!| Auguro un'ottima giornata a tutti!
Simona

lunedì 5 settembre 2011

MAMMA MIA CHE TEMPACCIO!
Stanotte un diluvio universale qui nel Levante ligure, acqua impressionante! Attendo info da postare sulla zona!
Notizia dal Gruppo Facebook"Oasi faunistica dell'Entella" di Tiberio Bertolone: "Questa mattina alle ore 07.00 circa mancavano 50 cm al limite di sponda (tratto finale). Gli affluenti sono anche molto "spinti". Si spera in una pausa delle precipitazioni!!!

domenica 4 settembre 2011

"TWILIGHT BREAKING DOWN "- PRIMA PARTE

Ed andiamo avanti con la saga dei vampiri che ha aperto le porte del cinema a questa blood-mania che dilaga un pò ovunque ed ha catturato il cuore di milioni di persone, ed anche il mio, ammiratrice di queste creature così particolari ed affascinanti. Insomma, Edward e Bella finalmente convolano a nozze partendo per la luna di miele nientemeno che alla volta del Brasile, dove su un'isola privata di proprietà di Esme, si abbandonano alla passione. Molto presto Bella scopre di essere incinta e durante un parto che le costerà quasi la vita stessa, partorisce la figlia cui mette il nome di Renesmee. Ma non vi rivelo altro, io ho letto tutti i libri e so come andrà a finire ma sarò in prima fila il 16 novembre al cinema per godermi lo spettacolo!

sabato 3 settembre 2011

"MELANCHOLIA", IL DISASTER MOVIE DELL'ANNO

E stato presentato come "un bellissimo film sulla fine del mondo" dallo stesso regista, Lars Von al Festival di Cannes. La maggior parte delle recensioni che ho avuto modo di leggere sul web appaiono positive e ci anticipano una pellicola di fronte la quale non potremo rimanere impassibili, comunque vada. Il film inizia con una bellissima scena di un matrimonio, dove un approfondimento della psicologia dei personaggi ci catapulta nel mondo di Von Trier.. Non farò spoiler di nessun genere ma sappiamo tutti che si tratta di un disaster movie poichè un pianeta si trova in rotta di collisione con la terra. Il cast, di tutto rispetto è composto da Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling, John Hurt, Alexander Skarsgård (True Blood), Stellan Skarsgård, Jesper Christensen, Udo Kier, Brady Corbet e Cameron Spurr.

Io andrò di certo a vederlo, visto che l'uscita è prevista per l'11 novembre prossimo...e voi?
FIDAPA

La FIDAPA ( Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari ) è un’associazione composta, in Italia  da 11.500 Socie  ed appartiene  alla Federazione Internazionale IFBPW (International Federation of Business and Professional Women).
E’ articolata in 277 Sezioni distribuite su tutto il territorio nazionale , raggruppate in 7 Distretti.  Ai sensi dell’art 3 del proprio Statuto ,la FIDAPA è un movimento di opinione indipendente; non ha scopi di lucro, persegue i suoi obiettivi senza distinzione di etnia, lingua e religione. La Federazione ha lo scopo di promuovere, coordinare e sostenere le iniziative delle donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari, autonomamente o in collaborazione con altri Enti, Associazioni ed altri soggetti.


La Nostra MISSIONE


a) valorizzare le competenze e la preparazione delle socie indirizzandole verso attività sociali e culturali che favoriscono il miglioramento della vita, anche lavorativa, delle donne;
b) incoraggiare le donne a un continuo impegno nonché ad una consapevole partecipazione alla vita sociale, amministrativa e politica,  adoperandosi per rimuovere gli ostacoli ancora esistenti;
c) essere portavoce delle donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari, presso le Organizzazioni e le Istituzioni nazionali, europee ed internazionali;

d) adoperarsi per rimuovere ogni forma di discriminazione a sfavore delle donne, sia nell'ambito della famiglia che in quello del lavoro, nel pieno rispetto delle norme vigenti in materia di pari opportunità;
e) favorire rapporti amichevoli, reciproca comprensione e proficua collaborazione fra le persone di tutto il mondo. Le Sezioni, seguendo le direttive nazionali e internazionali si impegnano a condividere questi propositi e a diffonderli in coerenza con il principio istitutivo della FIDAPA, quale movimento di opinione. 
"365 RACCONTI HORROR PER UN ANNO" -  DELOS edizioni


Il 29 novembre il mio racconto

"L'animalista"



Ho sempre odiato le pellicce e le donne che le indossano; non capisco perché oggi ci si debba vestire con la pelle di un cadavere, di un animale che viene spesso scuoiato ancora vivo solo per soddisfare l’ego di una ricca femmina capricciosa. Vivo in un piccolo paese di provincia ma stronze ne vedo ugualmente tante: mi guardano dall’alto al basso, sventolando i loro trofei pelosi come blasoni. Guardo la donna legata sul tavolo di legno; non sembra più così spavalda adesso, spaventata e tremante. Mi implora frignando di lasciarla andare ma può gridare fin che vuole, qui non la sentirà nessuno; siamo a chilometri dalla città, sperdute in un casolare dimenticato da tutti.
Sono sicura che in fondo sa cosa voglio farle; confesso di provare un sottile piacere, non sa fino a che punto mi spingerò.
No, non la ucciderò, non sono un’assassina; voglio solamente farle “provare” una minima parte del dolore che sente un animale quando gli viene strappata di dosso la pelliccia; calzo un passamontagna nero e non parlo, le foto delle povere creature martoriate attorno a me dovrebbero essere molto più eloquenti dei miei discorsi. Mi serve solo una piccola parte del suo corpo, ad esempio… il suo braccio; non è difficile, lo può fare chiunque, basta esercitarsi un poco e per me non è la prima volta. Con un bisturi monouso pratico due incisioni circolari, una sotto il gomito e l’altra sopra il polso mentre lei urla a squarciagola dal dolore; poca pelle, un’inezia in confronto a quello che vorrei davvero farle. Con uno strappo secco scopro la carne per circa quindici centimetri, che sanguina copiosa mentre la troia perde i sensi. Infine, tranquilla, brucio pelle e pelliccia nel camino, insieme come sorelle.
Mi premuro anche di proteggere la ferita con garze sterili e bende; tra poco la scaricherò da qualche parte, lungo la statale; se la caverà, ma la cicatrice e il ricordo di me le resteranno impresse nella mente per sempre. Chissà se il marito le ricomprerà un’altra pelliccia…Secondo voi?

venerdì 2 settembre 2011

BLUENOCTURNE, IL PARANORMAL SI TINGE DI ROSA...


http://www.eharmony.it/eBooks/Paranormal/BlueNocturne

HARLEQUIN

http://www.eharmony.it/Chi-siamo/Harlequin-nel-mondo

Harlequin Enterprises Limited è leader mondiale nel romanzo rosa seriale e uno dei maggiori editori di narrativa femminile a livello internazionale. La società, con sede a Toronto, pubblica più di 115 titoli al mese in 25 lingue diverse, su 94 mercati internazionali distribuiti su sei continenti. I suoi libri, scritti da oltre 1300 autrici talentuose e provenienti da ogni parte del mondo, offrono alle lettrici una vasta scelta di romanzi, da quelli d'amore ai trhiller psicologici ai romanzi di relazione. Con più di 131 milioni di libri venduti nel 2005 - per metà sui mercati esteri, con il 96% dei titoli venduti fuori dai confini canadesi - è l'editore di maggior successo del paese e una delle sue aziende più solide.
Harlequin promuove la sua presenza sul mercato mondiale attraverso gli offici di Toronto, New York, Londra, Tokyo, Milano, Sidney, Parigi, Madrid, Stoccolma, Amsterdam, Amburgo, Atene, Budapest, Granges-Paccot, Varsavia e Rio de Janeiro, e ha stretto accordi di pubblicazione con altri nove paesi. La sua grande popolarità e il richiamo che da sempre che esercita sulle lettrici dà ad Harlequin l'occasione unica di promuovere e vendere i suoi titoli in ogni parte del mondo.
Il successo di Harlequin nel 2005 conferma il percorso dell'azienda verso il suo principale obiettivo: diventare leader mondiale nella narrativa femminile. Numerosi titoli Harlerquin sono apparsi nella New York Times bestseller list, restando in classifica per il tempo record di 188 settimane - con un incremento del 20% rispetto al 2004. Dall'anno della sua costituzione, Harlequin ha distribuito nel mondo circa 5.22 miliardi di libri.

TRUE BLOOD

http://www.trueblood-italy.com/

IL PRIMO SITO ITALIANO DI TRUE BLOOD



True Blood è una serie televisiva statunitense creata da Alan Ball, basatCiclo di Sookuse della scrittrice Charlaine Harris. La serie, prodotta da HBO in associazione con la compagnia di produzione di Ball (chiamata Your Face Goes Here Entertainment), ha debuttato negli Stati Uniti il 7 settembre 2008.
Alexander Skarsgard è Eric Northman, il vampiro più sexy del pianeta.
a sui romanzi del
La serie, che miscela dramma e horror, è incentrata sulla co-esistenza tra vampiri e umani a Bon Temps, piccola e fittizia cit La. Le vicende ruotano attorno a Sookie Stackhouse (l'attrice premio Oscar Anna Paquin), cameriera telepatica che si innamora del vampiro Bill Compton (Stephen Moyer). Oltre all'amore tra Sookie e Bill, vengono narrate le vicende di altri personaggi, tra cui il fratello di Sookie, Jason (Ryan Kwanten), e i suoi amici Sam (Sam Trammell) e Tara (Rutina Wesley).serie ha debuttato in Italia il 27 aprile 2009 sul canale satellitare Fox,[e ha trasmesso anche la seconda stagione a partire dal 9 novembre 2009.[per la messa in onda in chiaro della serie sono stati acquistati da MTV, e ha trasmesso la prima stagione a partire dal 24 settembre 2010.
da Wikipedia



CONFESSIONI DONNA

Il mondo delle donne, dei loro sentimenti così forti, a volte manifesti, altre volte sopiti, racchiusi in un cuore che batte per amore...
I miei racconti su Confessioni, piccole parentesi di vita quotidiana, racchiusa nel nostro mondo, così reale, crudo ma maledettamente pieno d'amore...


 


“Ritorno alla vita”
Questo racconto è stato commentato dalla Dott.ssa Angela Oreggia, psicoterapeuta adulti ed età evolutiva e psicotraumatologa.
Quella mattina di agosto, non ricordo precisamente per quale motivo, decisi di prendere la metropolitana prima del solito. Mi stavo recando al lavoro, come ogni giorno; erano appena le sette e a Milano faceva già un caldo eccessivo. Mentre scendevo le scale della stazione di Porta Romana, fui investita da una canicola proveniente dalle gallerie, densa, afosa e irrespirabile. C’era già parecchio movimento nei tunnel, anche se il mese richiamava al pensiero sole, mare e vacanze; la storia di Milano che si svuota ad agosto, ormai la consideravo una leggenda urbana. La crisi si faceva sentire già da qualche tempo in tutta la Penisola; molte famiglie avevano deciso di rinviare il discorso vacanziero al mese di settembre, quando la stagione è bassa e i prezzi delle zone turistiche scendono a livelli più accettabili.
Io, come molti altri, avevo scelto di trascorrere il mese immersa nel lavoro. Non m’interessava per niente andare in ferie e per la verità da molto non m’interessava più nulla della vita… A quel pensiero deprimente la mia mente balzò indietro di circa due anni, alle origini della mia attuale apatia, quando la mia vita, tanto felice ed equilibrata, era sprofondata di colpo all’inferno.
Quella spaventosa notte di marzo, il telefono mi aveva svegliato di soprassalto da un sonno agitato, pervaso da incubi. Stavo sognando di precipitare in una voragine senza fondo, dove mani dalle dita adunche che sbucavano all’improvviso dal terreno umido, cercavano di carpirmi, mentre io disperatamente tentavo di risalire verso la luce, sempre più lontana. Spalancai gli occhi e allungai il braccio verso il cordless posto sul comodino, rispondendo con voce da acheronte; erano le tre e mezzo del mattino. Chi diavolo poteva essere a quell’ora? Le poche parole dall’altra parte dell’apparecchio, pronunciate con un tono di assoluto distacco, mi congelarono il sangue nelle vene. Mi svegliai del tutto, con addosso un panico incontrollato; mai nella vita avevo provato un terrore del genere, sino a quel momento. Il mio cervello rifiutava di metabolizzare ciò che mi era stato appena riferito ma meccanicamente ero già saltata giù dal letto in uno stato di tralice, cercando al buio sulla poltrona, i vestiti che vi avevo appoggiato sopra la sera precedente. Dovevo recarmi immediatamente all’aeroporto; che cosa mi avevano detto? Il volo di mio marito aveva avuto dei problemi? Michele stava rientrando da un viaggio d’affari in India; sarebbe dovuto atterrare alla Malpensa la mattina ed essere a casa per l’ora di pranzo. Disgraziatamente lui non ritornò mai più a casa; il velivolo sul quale stava viaggiando era precipitato in seguito ad un’avaria elettronica, schiantandosi nel Mar Nero. Nessun superstite.
Per mesi ero stata preda di uno stato di shock profondo; non rispondevo più al telefono, non uscivo da casa e passavo il tempo sprofondata nei ricordi e nell’alcol. Ebbene sì, proprio nell’alcol; la vodka mi regalava forza, mi faceva dimenticare l’orrore che mi circondava. La mia “amica” mi aiutava ad abbracciare l’oblio, dove volevo restare, inesorabilmente sola. Avevo perso tutti i miei amici, e la colpa era solo mia. Li avevo allontanati sempre di più, rifiutando tutte le offerte di aiuto che per lungo tempo e con tanto affetto mi avevano offerto, trattandoli con diniego, sino a quando si erano seccati di farsi insultare da me. Non mi accorgevo più dei giorni che passavano, del tempo che scorreva inesorabile; non m’importava un accidente se fuori pioveva, nevicava o c’era il sole. La luce dentro di me era morta quel 15 marzo del 2008, quando Michele mi aveva lasciato per sempre. Lo avevo anche odiato, oh sì; avevo spaccato tutto un giorno a casa, preda di una follia assurda, bestemmiando per averlo conosciuto, maledicendo Dio se mai esisteva, per avermelo fatto incontrare. Non avevo nemmeno avuto la possibilità di rivederlo un’ultima volta, di poter abbracciare il suo corpo per dirgli addio. Era intervenuta la polizia, chiamata dai vicini che avevano udito preoccupati, gli schianti e le urla disperate. Da lì era incominciata la lenta risalita verso la luce; le cure farmacologiche, l’anonima alcolisti, il neuropsichiatra e lo psicologo. Ne ero uscita viva ma a pezzi, da un centro di riabilitazione toscano. Appena rientrata a Milano, avevo traslocato; non potevo più restare là, dove Michele aleggiava in ogni angolo, dove il suo passaggio era ancora così vivido. Avevo perso il lavoro durante i mesi di “oscurità”; le mie ripetute assenze, non giustificate dalla mutua, avevano esaurito la pazienza del mio direttore, costringendolo a licenziarmi. Ora ero impiegata presso una grande azienda farmaceutica di Gallarate, negli uffici esteri. Ritmi regolari, la sera a casa e nessun tipo di svago. Non bevevo più ma non volevo ricominciare a vivere, non m’interessava ed ero convinta che se lo avessi fatto, avrei commesso un torto nei confronti di Michele: ridere e divertirsi erano cose vergognose, mi dicevo, mentre lui era sepolto in un freddo e umido cimitero. Ero stata sposata con mio marito per due anni, dopo ben dieci di fidanzamento. C’eravamo conosciuti sui banchi del liceo, avevamo frequentato la stessa università, condividevamo gli stessi scopi e gli stessi ideali nella vita. Cosa mi restava adesso, senza di lui? Mi sentivo solamente un guscio vuoto.
Il rumore assordante della metropolitana in arrivo mi riportò bruscamente al presente. La massa umana in movimento mi spingeva verso le porte che si erano appena spalancate. Ci riversammo tutti dentro il treno sotterraneo, come bestie stipate in un carro merci; sudati, ansanti, molti di noi già con gli sguardi stanchi. Quando, all’improvviso, mi scivolò la borsetta a terra, provai un senso di rabbia e sgomento. Ci stavano camminando tutti sopra, senza curarsi di nulla; come automi senza cervello proprio, non guardavano nemmeno dove mettevano i piedi. Dentro c’erano i miei occhiali da vista, accidenti! Sporgendomi in avanti, cercai di afferrarla per il manico, ma la folla continuava ad avanzare, senza accennare a fermarsi. Mi resi conto all’improvviso che stavo per cadere, avevo perso l’equilibrio nell’allungarmi verso la mia tracolla…Oddio, avrebbero travolto anche me, pensai preoccupata. Ma due braccia robuste mi afferrarono, riportandomi in posizione eretta. Mi voltai, trafelata e un poco spaventata, e mi ritrovai davanti agli occhi più belli che avessi mai visto. Lui era alto, distinto, sorrideva e teneva in mano la mia borsetta di pelle. Lo guardavo con un’espressione disorientata, come se vedessi un uomo per la prima volta, ma era talmente affascinante che mi vergognai dei miei pensieri, sentendomi immediatamente gravata da un’enorme senso di colpa. Portava i capelli tagliati corti, tra il castano e il biondo, un colore che mi faceva pensare al caramello. Gli occhi erano espressivi, leggermente obliqui e con le sfumature dell’oceano, blu e azzurro. Possedeva spalle ampie e corporatura atletica, un vestito scuro dal taglio impeccabile e mi sorrideva un poco sfrontato. Sapevo di essere sempre stata una bella ragazza, anche se negli ultimi tempi non mi ero curata per nulla del mio aspetto esteriore, limitandomi esclusivamente a lavarmi e vestirmi decentemente, come si richiedeva in un ufficio. Non sapevo più cosa fosse un prodotto da trucco e i miei capelli erano ritornati del loro colore naturale, castano ramato, lunghi e pari, visto che mancavo da un parrucchiere da ben due anni. Erano lucidi e corposi, forse più belli di quando li rinforzavo con le mèches. Ero diventata magra, forse troppo; il mio fisico aveva perso qualsiasi rotondità e sembravo un manichino. Eppure lui mi guardava con interesse, glielo leggevo negli occhi. Lo paragonai immediatamente a Michele; erano diversi come il giorno e la notte, due lati opposti di una medaglia. Mio marito era sempre stato un ragazzo schivo e timido, refrattario a qualsiasi tipo di attività fisica. L’uomo dinanzi a me sembrava uscito da una rivista sportiva, muscoloso e abbronzato. Mi porse la borsa; tremando lievemente la presi dalle sue mani e lo ringraziai, tenendo gli occhi bassi. Temetti in quel momento di avere un attacco di panico. Mi rispose in inglese, con una voce profonda e suadente. Cosa mi stava succedendo? Sembrava che i miei ormoni avessero deciso di funzionare di colpo e contro la mia stessa volontà. Parlavo perfettamente la sua lingua e mi ritrovai senza nemmeno accorgermene a conversare con quello straniero che disse di chiamarsi Owen e di trovarsi a Milano per un aggiornamento di lavoro; era un ingegnere biomedico statunitense. Viveva a New York, mi riferì. Nonostante la conversazione gradevole, il tragitto verso Gallarate terminò molto presto, ed io in verità ne fui sollevata; volevo scappare da quella situazione, i miei sensi sembravano impazziti e non volevo assolutamente cadere preda di una sciocca tentazione. Salutai garbatamente Owen, e più veloce che potevo, uscii dalla metro. Presi il tram sino alla fermata più vicina alla fabbrica e raggiunsi a piedi il mio ufficio.
Mi dedicai tutta la mattina alle pratiche commerciali con i paesi della Comunità, immersa nel lavoro, cercando di non pensare a quel sorriso e quegli occhi penetranti. Maledizione a me e alla voglia che avevo avuto di uscire prima da casa quella mattina!
All’ora di pranzo, Anna, la mia collega, mi chiese se la volessi accompagnare in mensa.
-          Allora hai deciso? Non vuoi proprio venire a mangiare una pizza domani sera? - mi domandò mentre sedevamo a un tavolo nella grande e affollata sala ristorante.
-          No, ti ringrazio Anna! Sei gentile a chiedermelo ma…non mi va! -
-          Elisa, non puoi continuare così! So che fa male, ma sono passati due anni! Stai morendo anche tu, lentamente! Lui non vorrebbe vederti ridotta così…
La guardai con affetto e decisi di raccontarle ciò che mi era successo quella mattina. Eravamo diventate amiche da quando ero approdata all’azienda; Anna mi era stata molto vicino ed io avevo bisogno di una spalla su cui piangere, di tanto in tanto, di un conforto nel mio mare di disperazione. Le volevo sinceramente bene. Fu felice di sentirmi raccontare quella breve parentesi; disse che il mio corpo si stava rivoltando all’apatia in cui io stessa lo avevo costretto e che era ora di alzare la testa e ricominciare a camminare per la mia strada, con le mie gambe. Scossi la testa, per niente convinta di quelle parole di incoraggiamento; ero terrorizzata dalla vita. E mentre ripensavo a quel tragitto in metro, vidi Anna dinanzi a me spalancare di colpo gli occhi. Qualcuno mi toccò lievemente la spalla. Mi voltai per vedere chi fosse e…rimasi attonita: Owen era in piedi dinanzi a me, sorridente e bello come un raggio di sole.
-          Cosa ci fai qui? – gli chiesi.
-          Il meeting di cui ti avevo parlato stamane! Si svolge in quest’azienda e… non pensavo davvero di ritrovarti, Elisa! Sei fuggita via come il vento! -
Sorrisi, questa volta apertamente; rivederlo mi aprì un’improvvisa breccia nel cuore. Qualcosa di forte mi stava attanagliando lo stomaco, ma non era paura, non era panico. Era una sensazione sopita da parecchio, da troppo tempo; un calore che spingeva dall’interno del mio corpo, che scioglieva il ghiaccio in cui avevo deciso di rinchiudermi. Elisa voleva uscire; la vera essenza di me non voleva più stare imprigionata in quello sterile e rinsecchito involucro. Mi accorsi che il cuore batteva, per la prima volta dopo anni, forte e vigoroso. Guardai Owen con occhi diversi, come una donna dovrebbe guardare un uomo; quello sguardo azzurro mi faceva sentire bene e lo invitai a sedersi con noi per il pranzo. Il suo convegno sarebbe riiniziato non prima di un’ora e nel periodo relativamente breve che trascorremmo insieme, mi sentii diversa, come non mi accadeva da molto tempo. Prima che rientrassi nel mio ufficio a terzo piano, Owen disse che voleva rivedermi. Perché no? Pensai che, in fin dei conti, ero una donna adulta e da troppo tempo non stavo con un uomo. Avevo paura, tanta paura di mettere fuori il naso dal mondo virtuale che avevo creato su misura, ma la voglia di stare con lui ebbe la meglio ed accettai l’appuntamento.
Quella notte feci l’amore con Owen a casa mia, piangendo tra le sue braccia, confessandogli tutto il dolore che avevo dentro, il peso che mi aveva schiacciato per tutto quel tempo. Lui mi cullò come avrebbe fatto con una bambina, tenendomi stretta tra le sue braccia, consolandomi e amandomi con una passione che avevo ormai dimenticato. La mattina, quando lui lasciò il mio appartamento, una sensazione di abbandono mi strinse il petto in una morsa, ma lo lasciai andare sorridendo. Non potevo aspettarmi nulla da un’avventura di poco conto, mi dissi, ma ancora non sapevo che quella notte avrebbe segnato la mia vita per sempre…
Sono passati tre anni.
Mi affaccio alla finestra; è mattina. L’aria gelida mi colpisce il viso con una sferzata degna di una frusta. Fa davvero molto freddo. Il cielo è plumbeo, denso di nubi violacee; penso che anticipi una nevicata massiccia nel pomeriggio. Chiudo le imposte e mi volto, sorridente. Owen mi osserva, avvolto nel candido piumone del nostro letto, un sorriso seducente sulle labbra. Come fa a desiderarmi ancora, con quest’aspetto? Sembro una mongolfiera, ormai all’ottavo mese di gravidanza.
I primi fiocchi di neve iniziano a scendere su New York, ma io, accoccolata di nuovo tra le sue braccia, ormai non ho più freddo.


"Il colore della passione"
Finalmente mi ero lasciata alle spalle l’aria torrida, l’odore d’asfalto e lo smog di Milano.  Mentre percorrevo l’autostrada in direzione della Versilia, pregustavo i miei sospirati quindici giorni di ferie. Luglio era il mese ideale per trascorrere qualche giorno al mare; la cittadina era ancora lontana dalla calca di agosto che si riversava ovunque sul litorale. Possedevo una casa a Forte dei Marmi ereditata dalla mia nonna materna; un bilocale con tutte le comodità e situato proprio di fronte all’amena passeggiata. Amavo spalancare le persiane alle prime luci dell’alba per respirare l’aria salmastra e immergere lo sguardo in quella distesa blu che si confondeva tra cielo e mare, quando per strada non si scorgeva ancora anima viva all’infuori dei bagnini negli stabilimenti, che di buon ora iniziavano a  tirare la sabbia con i grandi rastrelli sulle lunghe spiagge.  Avevo trascorso la mia infanzia e l’adolescenza su quelle battigie, ascoltando ai juke box i tormentoni estivi sino alla noia e facendo le ore piccole nelle discoteche che si susseguivano lungo la passeggiata a mare. Poi ero cresciuta e avevo iniziato a disdegnare Forte,  presa dalle vacanze con gli amici in costa Smeralda e a Panarea. Erano giunti i tempi dell’università e durante l’ultimo anno di economia mi ero fidanzata con Luca …
Il tasto dolente tornò a fare male nel mio petto all’improvviso, una ferita che ancora non si era rimarginata del tutto. La nostra storia era finita da qualche mese, nel peggiore dei modi; era da qualche tempo che lo notavo distratto, poco interessato a noi. Gli avevo domandato più volte cosa stesse accadendo, se ci fossero problemi nel nostro ménage, ma lui rispondeva in modo evasivo ed io, sciocca, non ero andata mai a fondo alla faccenda, molto probabilmente per vigliaccheria. Tendevo a svicolare, a pensare che tutto prima o poi sarebbe andato a posto. Purtroppo una mattina, mentre mi trovavo in Corso Vittorio Emanuele, lo avevo colto in flagrante in un bar insieme ad una sua collega, una stagista fresca di laurea, mano nella mano mentre sorseggiavano un aperitivo prima di pranzo, come due tortrorelle in amore. Ero rimasta impietrita ma non mi ero fatta vedere, non gli avrei dato la soddisfazione di vedermi piangere a causa sua; dopo tre anni di convivenza, l’uomo col quale avevo creduto di trascorrere il resto della mia vita e col quale avrei desiderato avere dei figli, mi stava spudoratamente tradendo con un’altra donna. Lo avevo affrontato a casa, la sera stessa, e lui non aveva neppure tentato di negare il fatto.
“ Sono stanco, Susanna, da molto tempo questa vita piatta mi sta deprimendo, giorno dopo giorno. Voglio di più, desidero divertirmi, uscire, andare a ballare e provare di nuovo quel brivido ormai perduto. Tu non mi dai più tutto questo! La sera sei sempre stanca, guardi i programmi in tv e vai a dormire prestissimo e mi dispiace dirtelo in questo modo, ma questa vita non fa per me! Non avevo intenzione di tradirti ma le cose mi sono precipitate addosso quasi senza accorgermene! Mi sento attratto da Pamela, non so se è amore, ma lei mi fa sentire di nuovo vivo, libero…Mi dispiace moltissimo, Susanna, ma non me la sento più di continuare la nostra relazione!”
Era invaghito di Pamela e me lo diceva così, come se nulla fosse! Certo, lei era giovane, solare, spregiudicata e in caccia di un’opportunità di carriera che Luca poteva certamente fornirle…Lo odiai per aver aspettato tutto questo tempo e dirmi che tra noi non andava più, specialmente dopo tutte le volte che io gli avevo rivolto delle domande esplicite sulla nostra situazione. Odiai anche me stessa, stupida e cieca; non ero stata capace o non avevo voluto vedere qual era la verità. Me ne andai da casa quella sera stessa, gettando alla rinfusa poche cose in una valigia; in fin dei conti l’appartamento era di Luca ed io non volevo più avere a che fare con nulla che gli appartenesse, non facevo più parte della sua vita. Mi trasferii per qualche settimana dai miei, per leccarmi le ferite in pace e cercare un appartamento nuovo che trovai presto a Rho. Dovevo ricominciare senza di lui, una vita nuova, sola…
Il cartello con scritto “Versilia” mi allargò il cuore; ero arrivata e il giorno seguente sarei stata comodamente sdraiata su un lettino facendomi arrostire dai raggi solari…Teresa, la domestica che lavorava per la mia vicina di casa e che possedeva una copia delle chiavi dell’appartamento aveva, dietro mia richiesta, dato una ripulita alla casa, che trovai lucida e profumata e con lenzuola fresche di bucato. Sprofondai presto in un sonno senza sogni, cullata dal rumore delle onde che s’infrangevano sulla battigia…
La mattina seguente, finalmente…sandali con zeppa, pareo e borsa di paglia con tutto il necessario per una giornata all’insegna dell’ozio! Il sole brillava alto, il cielo era terso, privo di nuvole; si annunciava un periodo rilassante o perlomeno desideravo con tutta me stessa sperare fosse così. Attraversai la strada con un cappello di cotone bianco a tesa larga e occhialoni scuri stile Jackie, dirigendomi all’ingresso dei “Bagni Sirenusa”, dove fui subito accolta con affetto dai proprietari che gestivano i bagni sin dai tempi in cui trascorrevo le estati presso nonna Alice.
“ Signorina Susanna, ma che piacere rivederla! Quanto tempo è passato? Che fine avevate fatto? Era così triste vedere sempre quelle finestre tutte chiuse! Stamane, quando ho notato che tutto era spalancato mi si è allargato il cuore!” esclamò gioviale la signora Bice, cuoca del ristorante dei bagni.
“ Cara Bice, troppi impegni e decisioni prese all’ultimo momento! Ma adesso sono qui e intendo trascorrere due settimane di assoluto riposo e ingozzarmi della sua ottima cucina!” risposi sorridendo. Bice rovesciò la testa all’indietro in una grassa risata: “Allora la accontenterò molto volentieri! Il suo gazebo è pronto, tra poco passerà un cameriere per vedere se gradisce un aperitivo!”
“Eccome se lo gradisco!” ribattei sorridendo mentre mi avviavo lungo la bianca passerella di legno che conduceva verso il mare. Sistemai subito il lettino rivolto verso il sole mattutino, mi cosparsi la pelle di crema super protettiva e mi allungai come un gatto al sole. Il calore penetrò subito all’interno del mio corpo, sciogliendomi tutte le tensioni accumulate e regalandomi quella fiacchezza che temetti, mi avrebbe fatto addormentare quasi subito. Avevo indossato un bikini color aragosta molto sexy, potevo permettermelo; a ventotto anni ero in forma smagliante, forse merito anche dei chili persi dopo la rottura con il mio ex. Mi guardai attorno incuriosita; la Versilia attirava ogni sorta di turista: famiglie, coppie e single. Dovevo ammettere con me stessa che il mio sguardo era alla ricerca di esemplari maschili; stavo iniziando a pensare di avere voglia di un’avventura estiva, un flirt innocente. Lo dovevo al mio cuore frantumato e all’orgoglio calpestato. “Niente impegni, solo divertimento!” mi dissi ma non vidi in giro in quel momento nessuno degno di nota. Riabbassai la testa sul lettino e finalmente mi appisolai…
Fui svegliata di soprassalto da schiamazzi quasi fastidiosi; ancora frastornata, voltai lo sguardo verso il gazebo adiacente al mio e vidi un gruppo di ragazzi che si stavano sistemando sui lettini; erano giovani, sorridenti e… tutti splendidi! Forse fotomodelli giunti a Forte per qualche pubblicità? Quattro ragazzi italiani e un afro americano che mi colpì per la perfezione statuaria del fisico; sembrava fosse stato scolpito nell’ebano, i muscoli guizzavano sotto la pelle brunita e quando voltò lo sguardo verso di me, i suoi occhi di giaietto mi colpirono come una frustata. Mi ritrovai a fissarlo come una liceale e quando lui mi sorrise, con quella dentatura candida e perfetta, dovetti voltare lo sguardo di colpo per non far notare il rossore che aveva imporporato le mie guance. Rimasi girata per un po’ ma presto dovetti riportare il collo in una postura corretta per evitare un attacco di cervicale; feci finta di nulla e mi misi seduta, spruzzandomi con nonchalance l’acqua termale sul viso e sul decolleté.
Non passò molto che vidi giungere verso di noi il cameriere del bar con un grosso vassoio; il mio aperitivo! Mi ero addormentata e lo avevo dimenticato. Beh, lo avrei ordinato subito, ormai erano le undici! Il ragazzo si fermò al gazebo del gruppo appena giunto, poggiando sul tavolino i cocktail che erano stati ordinati. Gli feci un cenno con la mano e lui s’incamminò verso di me. Stavo per ordinare il mio aperitivo quando, all’improvviso, dietro di lui spuntò proprio quel ragazzo che avevo notato poco prima. In mano sorreggeva due bicchieri con un liquido fresco e colorato all’interno.
-          Posso avere il piacere di offrirti qualcosa da bere?    - pronunciò con voce sensuale mentre percorreva tutto il mio corpo con uno sguardo languido e misurato.
Povera me, adesso che gli rispondo? Pensai per un attimo mentre i sensi prendevano il sopravvento sulla logica.
-          Grazie, volentieri! Siediti! – Gli dissi indicando la sedia da regista di fianco il mio lettino mentre lui mi porgeva il bicchiere di Bellini. Ammirai immediatamente gli addominali scolpiti, quei capelli cortissimi ricciuti e neri ed il contrasto tra la sua pelle ed il bianco del tessuto della sedia.
-          Ti piace il Bellini? Se preparato bene, con le pesche fresche è superlativo!  - disse in un italiano perfetto. Allora non era straniero!
-          Mi chiamo Matteo Fossombrosa!       -
-          Susanna Perfetti!- gli risposi sorridendo. Fossombrosa…che bellissimo cognome, pensai.
-          Strano vero, il mio cognome italiano? Sono stato adottato che avevo appena un anno! Ti ho notata immediatamente appena siamo arrivati in spiaggia; ieri non c’eri!    
-          Esatto, sono arrivata da Milano solo ieri pomeriggio e devo dire che essermi lasciata alle spalle il frastuono della città mi sta facendo solo bene!                       -
-          Hai proprio ragione, Susanna! Io vivo sul lago di Como, a Cernobbio!        -
-          Oh, ci sono stata una volta, è un posto davvero incantevole!                        -
-          Sì, lo è davvero! Lavoro a Como, possiedo un’agenzia pubblicitaria! Siamo qui a Forte per girare uno spot di una famosa marca di costumi da mare da uomo!       -
-          Avevo ammirato i ragazzi, in effetti! Posi anche tu?  -
-          Oh no, per carità! Stare davanti alle macchine fotografiche non fa per me! Io mi occupo di mediare i rapporti tra il committente del lavoro e l’agenzia di moda di Milano!
Eppure saresti stato fantastico…pensai. Che mi stava succedendo? Avevo appena conosciuto quel ragazzo e non era da me avere certi pensieri così…lussuriosi. Matteo aveva un qualcosa che mi faceva frullare lo stomaco e battere forte il cuore. Allora non ero diventata completamente di pietra!
-          E tu, come mai qui a Forte?    - mi chiese.
-          Possiedo una casa proprio laggiù, di là della strada. Era della mia nonna materna ed era molto tempo che non venivo qui…   - dissi, non con una punta di nostalgia che Matteo notò immediatamente.
-          Problemi di cuore, vero?        -
Lo guardai sgranando gli occhi; il ragazzo era perspicace e forse un po’ invadente ma la cosa mi fece sorridere.
-          Già…Una storia finita da qualche mese! –
-          Sai, quando sono arrivato non ho potuto fare a meno di osservarti! Mi sembrava impossibile che una donna bella come te potesse stare qui tutta sola su questa splendida spiaggia!         -
-          Perché no? Ci sono moltissime single felici a questo mondo!-
-          Certamente, ma qualcosa nei tuoi profondi occhi blu mi dice che non ami la solitudine, sbaglio?-
In quel momento arrossii notevolmente e per cercare di darmi un contegno, sorseggiai, apparentemente indifferente, il cocktail che avevo in mano.
-          Anch’io sto uscendo da una storia sbagliata, sai? – disse.
-          Davvero?        -
-          Già…Henriette, una modella svedese che avevo conosciuto l’anno scorso al Momi! Mi trovavo lì per lavoro e l’ho vista sulla passerella, affascinante, bellissima. Ho fatto di tutto per incontrarla e conoscerla e per un po’ siamo stati insieme. Ma lei non aveva preso sul serio il nostro rapporto così come avevo fatto io. Dopo un po’ si è stancata e semplicemente una mattina è uscita da casa e non è più tornata, così, senza darmi alcuna spiegazione! Ci sono stato male per un po’, poi mi sono detto che probabilmente era meglio così!             -
-          Beh, non c’è che dire, siamo due vittime dell’amore! Il mio ex, dopo tre anni di convivenza mi ha lasciato per un’altra, anche lui senza grosse spiegazioni!  -
-          Mi chiedo come abbia potuto abbandonarti…           -
-          Oh, non sono così perfetta come sembra!      - sorrisi.
Si era avvicinato a me e ora il suo viso era talmente vicino al mio che sarebbe bastato un nulla perché le nostre labbra si toccassero. Mi allontanai in un impeto di pudore; l’avventura poteva andare bene, ma così mi sembrava davvero di forzare un po’ troppo i tempi.
-          Vorrei invitarti a cena questa stasera! Mi concederesti quest’onore, Susanna?         -
Ecco, me lo aveva chiesto e aveva messo le carte in tavola. Ci pensai solo per una frazione di secondo, Matteo mi piaceva e non c’erano scuse da addurre.
-          Sì, verrò volentieri con te a cena!       -
-          Fantastico, passerò a prenderti stasera alle nove!       - E mi baciò la mano come un uomo d’altri tempi prima di allontanarsi. Inutile dire che mi sentivo eccitata come una scolaretta!
Trascorsi il resto della giornata con una punta di ansia addosso; la sera, dopo una doccia rinfrescante, indossai un tubino color azzurro pervinca e lasciai i miei capelli biondi sciolti sulle spalle, mettendo solo un filo di trucco agli occhi. Quando il campanello suonò, scesi le scale un po’ tremante. Aprii il portone… lui stava li, dinanzi a me, bellissimo, con un completo nero che esaltava i suoi colori naturali.
-          Ciao!   -
-          Ciao!   - risposi imbarazzata. Cenammo in un minuscolo ristorante sul mare, intimo e romantico ed inutile dire che, da quella sera, trascorsi con Matteo i quindici giorni più belli dei miei ultimi anni perché lui si fermò a Forte anche dopo che il suo lavoro fu terminato. Facemmo l’amore ovunque, nascosti sulla spiaggia la notte, a casa mia e nel suo albergo. Ma l’ultimo giorno ero conscia di dovergli dire addio. Eravamo ancora sulla spiaggia, all’imbrunire.
-          Tu lo sai che domani finirà tutto, vero? Io torno a Milano e tu a Como, alle nostre vite!      - dissi mestamente, ma dovevo essere obiettiva.
-          Lo so, Susanna! Mi mancherai!          -
Ci salutammo con un bacio disperato e quella notte, inevitabilmente, piansi tutte le mie lacrime.
Ero tornata al lavoro; la solita routine, l’ufficio e gli inevitabili grattacapi quotidiani. Era agosto e a Milano faceva un caldo infernale. Scesi le scale del palazzo, dove lavoravo, di corsa; avevo voglia di tornare a casa e gettarmi sotto una doccia fresca.  Ma appena uscii dal portone andai a sbattere contro un corpo solido come il granito.
-          Mi scusi…! -
Lui era davanti a me, sorridente e sfrontato. Mi baciò all’improvviso, stringendomi appassionatamente ed io ricambiai quel bacio col cuore in gola dall’emozione.
-          Ti amo Susanna! Non rinuncio a te! Non questa volta!         -
-          Oh, Matteo, ti amo tanto anch’io!       -
Qualcosa nell’anima mi suggeriva che non ci saremmo lasciati molto facilmente…

"Una lezione da non scordare"

 
Quella sera, la tiepida brezza marina mitigava placidamente la canicola d’agosto. Varigotti traboccava di turisti e il Festival Cubano aveva attirato nel piazzale del mare numerose persone. L’allegra musica latino-americana riempiva l’atmosfera di un ritmo spensierato mentre io, seduta a un tavolino di un bar, mi guardavo attorno incuriosita. Ero in vacanza, ospite di mia sorella e avevo un mese intero per riposarmi dalle fatiche lavorative, il mese più bello dell’anno. Avevo accettato con entusiasmo il suo invito; Parma ad agosto era una fornace e l’idea di trascorrere un periodo di ferie in un’amena località del Ponente ligure mi aveva messo il buonumore addosso. Mia sorella Cristina era sposata da sei anni e viveva a Milano; col marito, avevano acquistato quella bella villetta al mare per trascorrere serenamente le vacanze estive con i figli.
-          I bambini hanno bisogno di aria buona, almeno durante l’estate!    - sosteneva.
Così lei, che aveva la fortuna di non lavorare, appena terminava l’anno scolastico a giugno, se ne veniva in Liguria con i ragazzi e ci rimaneva sino a settembre. Corrado, suo marito, veniva a trovarli nei week-end; la sua azienda, che produceva software, chiudeva solamente a settembre, così lui faceva il pendolare tra Milano e la cittadina ligure.
Quella sera ero uscita da sola; ero felicemente single. A trent’anni non avevo nessuna voglia di accasarmi né di avere figli. Mi tenevo stretta il mio lavoro di broker finanziario, ottimamente remunerato, e il mio loft in centro a Parma. L’estate al mare, la settimana bianca a Cortina e il Natale ai Caraibi con gli amici. Era la mia vita e me la godevo come mi pareva, al meglio. Nessun legame stabile; amavo divertirmi e se un uomo m’interessava, semplicemente me lo prendevo finché ne avevo voglia. L’innamoramento non faceva per me…
In quel momento i miei pensieri furono bruscamente interrotti; davanti a me si era piazzato un maschio molto attraente. Appoggiato al lampioncino, osservava svogliatamente il festival, guardandosi attorno senza uno scopo preciso. Alto e fisicamente massiccio, portava i capelli lunghi oltre le spalle, di un caldo biondo dorato che esaltava l’abbronzatura; non riuscivo a scorgerne gli occhi, forse azzurri…Accavallai le gambe in modo seducente, sperando mi notasse; il miniabito bianco che indossavo quella sera enfatizzava le curve “pericolose” del mio corpo ed ero ben conscia dell’effetto che facevo sugli uomini. Adoravo farmi corteggiare e fare la ritrosa, a meno che il maschio in questione non suscitasse un interesse tale in me da indurmi a saltare quella fase e passare subito a qualcosa di più piccante. Lo osservavo insistente…Perché non ti giri? Pensai, quasi un poco seccata…In quel momento, come se tra noi ci fosse stata una sorta di telepatia, lui si voltò…Ci guardammo silenziosi per qualche secondo, poi lui mi rivolse un sorriso accattivante che io ricambiai subito, dondolando indolente un piede avvolto da un sandalo argentato con tacco a stiletto. Lo vidi avvicinarsi a me, sicuro di sé ed io lo lasciai fare; era davvero un bell’esemplare! Riavviai i miei lunghi capelli corvini con una mano, lasciandoli ricadere lucidi e corposi dietro la schiena e mi protesi verso di lui.
-          Ciao! – mi disse semplicemente, senza addurre a noiose frasi tipo ”tutta sola?” oppure “spero tu non stia aspettando qualcuno!”
-          Ciao! Vuoi sederti? Sicuramente ti godrai meglio il Festival da seduto che rimanendo in piedi per tutta la serata! –
-          Grazie! Mi chiamo Luciano Sperti!   - disse, allungandomi la mano per stringermela. Era calda e asciutta, la stretta volitiva.
-          Gaia Tinterri!  -
-          Sei di Parma? - chiese.
-          Esatto! Parmigiana purosangue! E tu? - gli risposi sorridendo.
-          Torino, anzi, per essere più preciso abito a Nichelino ma lavoro in città!    -
-          Di cosa ti occupi?       - chiesi.
-          Sono medico anestesista! E tu? –
-          Broker finanziario presso una banca!-
-          Interessante…Come mai qui a Varigotti?     -
-          Sono ospite da mia sorella che possiede una casa di vacanza qui in paese! Varigotti è davvero molto carina, tranquilla e le spiagge sono favolose!            -
-          Verissimo, niente da invidiare alla Sardegna! E tu, dove vai al mare?-
-          Dove capita ma solitamente sono con mia sorella in uno stabilimento!       -
Sorseggiammo un cocktail insieme, chiacchierando amabilmente di futili argomenti vacanzieri. Luciano era davvero ammaliante; gentile e beneducato, bello da togliere il fiato. Gli occhi erano neri come giaietto, penetranti e misteriosi. Mi guardava, scrutandomi attentamente; ero consapevole del suo interesse nei miei confronti, esplicitamente ricambiato. Ammiravo la sua abbronzatura intensa e dorata, i suoi muscoli guizzanti sotto la polo griffata e quel sorriso smagliante. Desideravo approfondire la sua conoscenza, così sfoderai tutte le mie tecniche di seduzione affinate con anni di esperienza, certa che lui avrebbe capito le mie intenzioni. Improvvisamente si avvicinò di più a me; mi sfiorò il braccio con la mano, trasmettendomi una lieve scossa elettrica; per un attimo mi persi in quei due laghi oscuri.
-          Mi piacerebbe invitarti domani, se ti fa piacere, per una gita in barca! Possiedo un motoscafo, un Boston Whaler, giù al porticciolo col quale si possono raggiungere spiagge inaccessibili da terra…          -
Ecco fatto! Pensai, sorridendo tra me…l’avventura di agosto stava per cominciare…
-          Sarò molto felice di accompagnarti, Luciano!          -
-          Allora domattina ci vediamo all’ingresso del porticciolo alle dieci, ti aspetterò là!-
Chiacchierammo ancora un po’ e più tardi mi riaccompagnò a casa a piedi. Arrivati al cancello di casa di mia sorella, ci salutammo e lui mi sfiorò la guancia con un bacio a fior di labbra che mi provocò un brivido caldo lungo la schiena. La notte non dormii molto; la cosa era alquanto strana ma continuavo a pensare a lui. Mi aveva colpito molto più di tutti gli uomini che avevo incontrato in precedenza. Era sorprendentemente affascinante e cavalleresco, un vero gentleman, pensai, mentre le palpebre finalmente si chiudevano…
Il mattino seguente indossai un bikini da urlo comprato apposta per la vacanza, un abitino svolazzante color rubino ed occhialoni scuri da sole. Riempii una borsa di paglia con tutto l’occorrente per la gita in barca e con calma m’incamminai verso il porticciolo sulle mie altissime zeppe di paglia. Appena giunta sul posto, vidi Luciano che mi aspettava; ero arrivata apposta con qualche minuto di ritardo, il mio codice di comportamento mi vietava di essere puntuale a un appuntamento galante.  Lui mi squadrò dalla testa ai piedi con uno sguardo languido, seducente.
-          Sei favolosa!   -
Non risposi e mi limitai a sorridere, sorniona, ma ero felice del suo complimento e stranamente, il cuore mi batteva nel petto più del dovuto. Questo non dovrebbe accadere, pensai. Ero abituata ad avere sempre il controllo della situazione ma questa volta le mie difese tentennavano; in Luciano c’era qualcosa che mi prendeva dentro, mi faceva torcere lo stomaco e non era un buon segno.
Salimmo sul suo motoscafo e veloci, ci lasciammo il porticciolo alle spalle. La giornata era straordinaria; il sole splendeva nel cielo e il vento salmastro scompigliava i miei capelli corvini, lasciati liberi sulle spalle. Osservavo l’uomo che pilotava di fianco a me, soddisfatta della mia conquista. Raggiungemmo, dopo non molto, una caletta con una minuscola spiaggia bianca completamente deserta; un paradiso in terra solo per noi due. La barca poté avvicinarsi senza problemi alla riva e gettata l’ancora, scendemmo sulla battigia. Non feci in tempo a voltarmi per prendere le mie cose che Luciano mi strinse tra le sue braccia, baciandomi appassionatamente. Ricambiai quel bacio con trasporto, godendomi quel momento di assoluta beatitudine. Sapeva di buono, di dopobarba e menta e mi baciava con ardore. Quando si staccò da me, il mio fiato era ansante e le ginocchia rischiavano di piegarsi.
-           E’ da ieri sera che desideravo farlo, Gaia! Da quando ti ho visto a quel tavolino, non ho fatto altro che sognare di tenerti tra le braccia, di baciarti e…        - Non gli permisi di terminare la frase perché gli gettai le braccia al collo e lo baciai dolcemente, senza fretta. I pochi vestiti che avevamo addosso caddero ben presto sulla sabbia; facemmo l’amore lambiti dalle onde cristalline di quel mare meraviglioso, lo sciabordio che copriva i nostri gemiti di passione. Assaporai completamente il piacere che lui sapeva darmi con grande maestria e ringraziai di averlo incontrato. Persi la cognizione del tempo e dello spazio; non mangiammo nulla, tutto il cesto da pic-nic rimase sulla barca ma facemmo l’amore così tante volte che ne persi il conto, frastornata ed ebbra di voluttà.
-          Sei un sogno o realtà?            - gli dissi, rannicchiata tra le sue braccia.
-          I sogni non esistono, tesoro, ma la realtà, se assaporata nella giusta maniera, può essere molto piacevole!            -
-          Dottore, hai perfettamente ragione, la tua diagnosi non fa una grinza!- risposi ridendo di gusto mentre lui ricominciava a carezzarmi audacemente, riportandomi ben presto sulle vette più alte dell’estasi.
Rientrammo al porticciolo nel tardo pomeriggio. Luciano mi riaccompagnò a casa e questa volta mi baciò con trasporto davanti al portoncino. I giorni seguenti si susseguirono in uno stato di trance emozionale. Se non eravamo su quella bellissima spiaggetta, lo raggiungevo a casa sua, un appartamento molto chic sulla passeggiata e trascorrevamo le giornate tra le lenzuola, sorseggiando Mohito e frutta fresca. Ben presto mi accorsi che Luciano aveva spezzato la mia corazza, aprendo una crepa inesorabile nella mia anima di ferro. Mi ero innamorata di lui, per la prima volta amavo un uomo; dovevo ringraziare Varigotti, il sole, il mare e mia sorella che mi aveva invitato a trascorrere agosto da lei.
Quella mattina m’incamminai come il solito, verso il bar della piazza, dove c’eravamo conosciuti; di solito comperavo le brioche fresche e salivo da lui per fare colazione assieme nello splendido terrazzino coperto da buganvillee che dominava la spiaggia. Mentre mi stavo dirigendo verso casa sua, il mio cellulare squillò all’improvviso.
-          Gaia, sono io! Scusami, tesoro, ma ho avuto un imprevisto e oggi non potremo vederci! Mi spiace di averti avvisato così tardi ma è stata una cosa inaspettata!  Ti chiamo io appena mi libero, ok?    -
-          Va bene amore, nessun problema!     - risposi - Se vuoi ti allungo le brioche, sono vicina a casa!  -
-          No, no, meglio di no! Portale a tua sorella e fate colazione alla mia salute! –
Riattaccai il telefono, non senza una punta di delusione. Ormai era quasi la fine del mese, mancavano pochi giorni e sarei dovuta rientrare a Parma. Ne avevamo già discusso con Luciano, mettendoci d’accordo sul vederci nei week end a settimane alterne; un po’ sarei andata io in Piemonte e un po’ sarebbe venuto lui da me a Parma. Raggiunsi mia sorella ai bagni e trascorsi con lei e i miei nipoti, il resto della giornata. Lui non si fece sentire per tutto il giorno; la sera, un po’ preoccupata, provai a chiamarlo sul portatile ma risultò staccato. L’utente potrebbe avere il cellulare spento, recitava la voce meccanica. Ero in pensiero…cosa poteva essere successo? Mia sorella notò la mia preoccupazione quella sera.
-          Gaia, cosa succede? Non ti ha più richiamato?         -
-          No…non capisco, sono in pena per lui!        -
-          Mah, vedrai che forse avrà avuto qualche emergenza medica improvvisa. Domani sarai di nuovo tra le sue braccia!           -
Inutile dire che quella notte dormii poco o niente. La giornata successiva trascorse alla stessa maniera; il telefono era staccato, non rispondeva. Iniziai, mio malgrado, a percepire un orribile presentimento; una verità oscura si stava facendo strada dentro di me…La allontanai subito dai miei pensieri ma non potei fare a meno di passare sotto casa sua più volte in bicicletta. Le finestre erano aperte, le tende svolazzanti all’aria…ma allora perché da due giorni non mi chiamava? Che cosa stava succedendo?
La terza mattina decisi di appostarmi, nascosta sotto un porticato; se era in casa, alla fine sarebbe dovuto uscire. Aspettai per più di un’ora, poi il portone all’improvviso si aprì. Ne uscì Luciano, vestito sempre in maniera impeccabile, ma qualcosa mi pietrificò all’improvviso. Dietro di lui, una donna. Lo teneva per mano…Era bella, bionda e allegra…e lui le sorrideva di rimando, chiacchierando amabilmente. Non mi feci vedere; tremavo come una foglia e un senso di nausea mi attanagliava lo stomaco. Ritornai a casa, le lacrime che mi appannavano la vista sotto gli occhiali da sole. Chi era quella donna?
Mi trovavo ancora chiusa in casa, nel pomeriggio, a rimuginare sull’accaduto, quando il mio telefono iniziò a squillare. Guardai il display! Era lui! Forse avevo preso un abbaglio, forse era sua…sorella o una parente! Risposi tremando.
-          Gaia, sono Luciano! – disse, la voce piatta.
-          Luciano, ma che succede? Sono due giorni che …-
-          Senti, c’è poco da dire! E ‘estate, ci sono il sole e il mare, ci siamo incontrati e ci siamo piaciuti. Abbiamo trascorso un periodo molto stuzzicante insieme! Ma…adesso è finita! Le avventure iniziano e terminano, è la realtà della vita!-
-          Avv…avventura? E’ stato solo questo per te?-
-          Andiamo, Gaia! Sei tu che mi hai abbordato quella sera in piazza! Hai fatto di tutto per sedurmi ed io sono stato ben felice di buttarmi tra le tue braccia! Sei una bellissima donna, sexy, intrigante ma la storia ha già perso brio…    -
-          Chi era quella donna che è uscita dal portone con te stamane? Vi ho visto…-
L’uomo rimase un attimo in silenzio.
-          Chi vuoi che sia? E’ mia moglie!       -
In quell’istante sarei voluta sprofondare in un buco profondo e non uscirne più. Riattaccai il telefono; non vi era bisogno di nessun’altra parola. Luciano era sposato, mi aveva preso in giro nel peggiore dei modi. Ed io ci ero cascata come una ragazzina inesperta, alla faccia di tutta la mia esperienza, e mi ero pure innamorata di lui. Stupida! Piansi tutte le mie lacrime quel caldo pomeriggio di fine agosto. La mattina dopo ero in autostrada, sulla via di casa. Giunsi a Parma verso mezzogiorno; il loft era rinfrescato dall’aria condizionata. Feci una corroborante doccia fresca, mi cosparsi la pelle abbronzata di olio essenziale alla rosa e mi avvolsi in un accappatoio morbido.
La mia vacanza era terminata e questa volta le cose non erano andate nel verso giusto. Il mio cuore era a pezzi e ora avrei dovuto rimettere a posto i cocci della mia vita. Avevo voluto fare la parte della predatrice, invece ero caduta preda di un bastardo senza scrupoli. Aprii le finestre del terrazzino coperto di piante che si affacciava sulla piazza del Battistero. Respirai più volte riempiendomi i polmoni d’aria; da domani la mia vita ricominciava, una parentesi si chiudeva. Ora sapevo che ero in grado d’amare e che la vita non era solo un’avventura. Nonostante tutto, mi concessi di sorridere…avevo imparato una grande lezione e d’ora in avanti sarei stata ben attenta a non prendere sottogamba i sentimenti e il cuore……